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Il bruxismo (lo sfregamento involontario dei denti) spesso non provoca dolore e può emergere durante la visita osservando cuspidi appiattite e ricostruzioni che si rompono. Chi digrigna di notte spesso non se ne accorge: può avvertire, invece, una mandibola indolenzita al risveglio, mal di testa, tensione al collo e alle spalle.
Il bite è il dispositivo che proponiamo a chi bruxa o presenta dolori all’articolazione della mandibola.
Cos’è un bite dentale
Bite in inglese significa “morso”: il dispositivo si inserisce fra i denti e modifica l’incastro dentale abituale. È realizzato in resina e si calza in bocca tra le arcate per escludere la chiusura dei denti propria del paziente.
Un paragone utile è quello della soletta plantare: un’azione riequilibratrice che non cambia il piede, ma il modo in cui appoggia. Il bite agisce in modo simile: rilassa i muscoli e riposiziona la mandibola escludendo l’occlusione dentale.
Non è una protesi e non sostituisce i denti che mancano: si ancora a quelli che hai e si mette e si toglie all’occorrenza. La diversa chiusura dei tuoi denti è modificata finché lo porti, ma la disposizione dei tuoi denti resta esattamente quella di prima: questo permette, quindi, di testare una posizione nuova senza intervenire in alcun modo definitivo sui denti.
Quando serve un bite dentale
È utile distinguere subito due termini: bruxismo è lo sfregamento inconsapevole dei denti, da svegli o nel sonno; serramento è invece la contrazione continua dei muscoli elevatori: i denti restano serrati e sottoposti a forze anomale.
Il carico che ne deriva può tradursi, quindi, in contratture muscolari al viso, al collo e alle spalle, mal di testa muscolo-tensivo (legato appunto alla contrazione delle varie catene muscolari): ecco perchè potresti risvegliarti con stanchezza, rigidità o dolore.
Ci aiuta a capire il tuo problema quello che si vede in bocca: denti sbeccati, cuspidi appiattite, corone protesiche o denti che incorrono spesso in episodi di frattura. L’usura da sovraccarico funzionale (un carico masticatorio superiore a quello che i denti dovrebbero reggere) spesso non dà alcun dolore acuto e il primo a notarla è il dentista che ti visita per la prima volta, nonchè ti segue da anni e nota la ricorrenza di fenomeni anomali.
Anche i condili dell’articolazione temporo-mandibolare (cioè le estremità della mandibola), con il tempo vanno incontro a rimodellamenti deformazioni che si manifestano con rumori (schiocchi, scrosci o fruscii) mentre apri o chiudi la bocca o mastichi.
Di tutt’altra natura è il paradenti o bite che viene costruito per chi pratica sport a rischio di trauma.
Nella nostra esperienza clinica trentennale, constatiamo che le bocche che richiedono un bite sono decisamente aumentate. Infatti, anche le tensioni o i ritmi accelerati della vita quotidiana hanno un ruolo scatenante e il bruxismo/serramento rappresenta un modo in cui i muscoli scaricano le tensioni accumulate.
Le tipologie di bite e placca che proponiamo
Non esiste un bite unico adatto per tutti: il modo in cui i denti combaciano, la posizione della mandibola e la causa del disturbo cambiano da persona a persona e per questo è necessario analizzare innanzitutto la situazione di partenza del paziente, conoscerne i disturbi e le condizioni della bocca per poi scegliere il dispositivo.
In estrema sintesi, le tipologie di bite assolvono a queste tre diverse funzioni: riposizionamento, svincolo e protezione.
Bite di riposizionamento
Questo bite riposiziona la mandibola mettendola in una nuova posizione individualmente ricercata per far lavorare meglio i muscoli e l’articolazione.
La nuova posizione viene definita attraverso la diagnosi e il dispositivo la mantiene la mandibola nella nuova posizione quando calzato ed è necessario un tempo di osservazione per permettere al sistema di resettarsi e osservare il cambiamento dei sintomi del paziente.
A seconda della problematica e dell’intensità dei sintomi ha l’indicazione per essere calzato 24/24 ore o solo la notte.
Bite di svincolo
Qui il problema è la maniera in cui i denti chiudono tra di loro ed eventuali interferenze dannose che questa chiusura determina come un dente mal posizionato, o più lungo degli altri, precontatti, lavori protesici scorretti; tutto ciò obbliga i muscoli a far chiudere la mandibola in maniera difficoltosa o scorretta e crea tensioni muscolari o disturbi articolari o danni su particolari denti.
Il bite di svincolo ha la funzione di escludere il contatto “irritante” fra i denti permettendo alla mandibola una chiusura/apertura meno forzata. Anche in questo caso il bite rappresenta uno step terapeutico e diagnostica prima di andare a lavorare sui denti.
Placche neutre e paradenti per lo sport
Le placche neutre hanno la semplice funzione di proteggere la dentatura in quei volti dove si sviluppano carichi eccessivi e i denti ne risentono, consumandosi in modo eccessivo. Servono altresì, per tutti colori che praticano sport di contatto o a rischio trauma (pugilato, rugby, arti marziali, basket, pallavolo, calcio) e in quelli di velocità, dove il rischio è la caduta (sci, mountain bike, downhill, pattinaggio, skateboard).
A seconda dello sport si può scegliere un paradenti che coinvolga entrambe le arcate (meno agevole da indossare) o lo si realizza in appoggio alla sola arcata superiore (protegge i denti superiori dall’urto diretto e attenua il contraccolpo sui denti dell’arcata inferiore). Si realizza in due appuntamenti brevi, è poco ingombrante e discreto.
Dalla visita alla consegna: come lavoriamo
La prima visita dura un’ora ed è uno step imprescindibile che richiede tempo per osservare, interrogare e valutare anche ciò che non emerge immediatamente. Questo è necessario perché il dentista possa decidere quale sia il percorso terapeutico da proporre. Nei casi più complessi (pazienti con molta protesi o gravi malposizioni) , una visita sola potrebbe non essere sufficiente.
Alcuni esami servono ad avere un quadro completo prima di definire il percorso: la radiografia panoramica, eventuali lastre endorali, a volte un sondaggio paradontale.
Inoltre, è necessario rilevare le impronte delle arcate e il modo chiudono tra di loro e rispetto al cranio (arco facciale). Con queste informazioni studiamo il caso e definiamo sia la terapia sia la sua durata presunta.
Il bite di norma è pronto circa una settimana dopo l’impronta ed è costruito per lo più in resina rigida. Alla consegna verifichiamo che calzi bene e aiutiamo il paziente ad accettare il temporaneo disagio che questo oggetto nuovo inevitabilmente comporta all’inizio. I nostri bite si integrano bene nella fisionomia del volto e permettono di parlare e deglutire senza difficoltà. Nel caso, portando il bite, il paziente sviluppasse dei piccoli decubiti si risolve il problema rapidamente con dei lievi ritocchi alla resina.
Per questo, i controlli fanno parte della terapia: servono a verificare come il dispositivo stia apportando benefici al paziente e ad effettuare le eventuali modifiche necessarie.
Bite del dentista e bite preformato: cosa cambia
In farmacia e al supermercato si trovano bite preformati, spesso a un costo inferiore ma i pazienti che li hanno provati sempre ci hanno riferito di non aver affatto risolto le loro problematiche.
La differenza, oltre ad essere dovuta alla scarsa tecnologia costruttiva con cui sono realizzati (come preformati generici e non dei dispositivi altamente individualizzati), consiste nel fatto che manca il progetto terapeutico e il monitoraggio da parte del professionista.
Un bite preformato non è, infatti, realizzato sulla tua bocca e partendo dalle tue problematiche. Se si sceglie di volerlo comunque provare, andrebbe comunque adattato individualmente dal dentista (se possibile); viceversa è altamente probabile che non svolga nessuna funzione correttiva.
È per questo che le “terapie fai da te” potrebbero non funzionare: il bite può risultare difficile da portare oppure non dare il beneficio atteso, e si finisce per abbandonarlo.
Cosa puoi aspettarti da un bite ben costruito
Uno dei primi aspetti che può cambiare riguarda la tensione muscolare: con il bite in bocca si favorisce il rilassamento muscolare, si escludono interferenze occlusali, si mette a funzionare meglio l’articolazione e tutto ciò porta ad un miglioramento dei sintomi del paziente (miglior riposo, meno dolori, meno contratture, meno rumori articolari).
Per chi ha solo problemi di esagerata usura dentale, in assenza di dolori, calzare il bite almeno nelle ore del sonno (otto ore), protegge i denti da danni meccanici. Quindi, è solo nel tempo che si avrà il vantaggio in quanto l’usura sarà stata ridotta almeno di un terzo e per questo che è indicato per chiunque nel momento in cui si diagnostica il problema ma l’uso è altamente auspicabile fin dalla giovane età.
È importante chiarire anche cosa il bite non fa: non elimina la causa, non sposta i denti, non rinforza la meccanica del singolo dente.
Domande frequenti sul bite dentale
Non necessariamente. A seconda della problematica e dell’intensità dei sintomi, il bite può essere indicato solo durante la notte oppure anche per più ore nel corso della giornata. Le modalità di utilizzo vengono definite in base alla situazione di partenza e al tipo di dispositivo scelto.
No. È importante dirlo con chiarezza: diagnosticare il bruxismo non è semplice, trattarlo lo è ancora meno, soprattutto quando bruxare è il modo in cui si scaricano tensioni emotive che nascono da tutt’altra parte.
Quello che possiamo fare è proteggere la dentatura con un dispositivo che impedisca lo sfregamento: l’usura meccanica si riduce per le ore in cui lo porti, mentre la causa andrà successivamente affrontata con altre ulteriori terapie.
Nei bambini la risposta cambia: il bambino che bruxa quasi mai ha i denti storti, e molto spesso ha una dentatura da latte perfettamente armonica, quindi la causa va cercata da un’altra parte.
Di solito si tratta di tensioni emotive: un fratellino appena arrivato, l’inizio dell’asilo, una paura non espressa a parole, un eccesso di stimoli. Se al digrignare si aggiungono una forte alitosi, un andamento ciclico con periodi di netto peggioramento e un sonno molto inquieto, vale la pena valutare anche la parassitosi intestinale.
A volte crescendo (e alla comparsa dei denti permanenti), il bruxismo nel bambino si attenua ma non è una certezza, quindi, se il fenomeno è intenso, suggeriamo l’uso di bite morbidi da calzare durante il sonno. In età scolare, se il bambino necessita di un apparecchio correttivo, con questo si gestisce anche il bruxismo.
Ci sono poi gli apparecchi polifunzionali, dispositivi preformati simili a dei bite paradenti, realizzati in materiali morbidi e resilienti (caucciù, elastomero e staminalene).
No, e la confusione è comprensibile, perché si assomigliano. Il bite ha una funzione terapeutica: lavora sui disturbi dei muscoli e dell’articolazione temporo-mandibolare (quella che permette alla mandibola di aprirsi, chiudersi e muoversi per masticare, deglutire e parlare).
Il paradenti, invece, ha una funzione esclusivamente di protezione: si suggerisce a chiunque pratichi uno sport di contatto o a rischio di trauma, e viene scelto in relazione allo sport praticato.
Il costo dipende dal tipo di dispositivo e dal percorso diagnostico necessario, quindi può essere definito dopo la visita.
Nella valutazione del costo è bene che il paziente consideri il bite più come un investimento che un costo puro. Infatti, viene realizzato per essere utilizzato anche degli anni e per mettere il paziente al riparo da una serie di altri problemi molto costosi (rottura di denti, rifacimento di protesi, etc.).
Sì, ed è previsto: il bite è una terapia che prevede dei controlli proprio per eventuali adattamenti o modifiche che dovessero essere necessarie. Se ti dà fastidio, se senti un punto che preme o qualcosa che è cambiato, chiamaci senza aspettare l’appuntamento successivo.
Prenota la tua visita gnatologica per il bite dentale
Qualsiasi sia il tuo problema, il primo passo per risolverlo consiste nel fissare la visita gnatologica che servirà a capire da dove nascono i tuoi dolori o disturbi e a stabilire un percorso individualizzato che avrà una durata variabile, a seconda del caso. Alla fine della visita possiamo capire insieme se il bite è la strada giusta per te o se ne serve un’altra.
La prima visita si può prenotare online, senza dover necessariamente telefonare, e la conferma ti arriva via e-mail o SMS. Se preferisci il form, compilalo: ti richiamiamo in pochi minuti.
Ci trovi in Via Fréjus 17, a Torino. Ci arrivi con i bus 9, 16, 55 e 68 o con la metropolitana, fermata Racconigi; per l’auto c’è l’autorimessa RS in via Cavallermaggiore 26, a circa trecento metri.
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