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Cura e salute orale

Endodonzia a Torino: terapia canalare avanzata per salvare il tuo dente

Quando “devitalizzare” significa salvare un dente

Capita più spesso di quanto si pensi. Un dente fa male da giorni, magari di notte, magari quando bevi qualcosa di freddo. Tu speri che il fastidio passi da solo. Poi arrivi in studio. Scopri che la carie è andata oltre lo smalto e la dentina. È arrivata fino alla polpa, il tessuto vivo al centro del dente. L’infiammazione sta facendo il suo corso. Per non perdere il dente serve un trattamento mirato. Si chiama endodonzia, ed è quello che molti pazienti conoscono col nome di devitalizzazione.

Nel nostro studio di Via Fréjus a Torino l’endodonzia è una delle aree che curiamo con più attenzione. Non ha nulla di “spettacolare”. Ma rappresenta il trattamento cruciale per il recupero di un dente gravemente compromesso o malato. Si esegue sotto la diga di gomma, e poi resta una cura invisibile agli occhi di chiunque. Ma è quella cura che, strategicamente, ci permette di salvare denti che altrimenti finirebbero estratti. E un dente salvato è quasi sempre meglio di un impianto. Quando ci cerchi per “endodonzia Torino” arrivi quasi sempre con un dolore in corso o con la paura di doverlo affrontare. La nostra prima preoccupazione è capirti, spiegarti cosa stiamo per fare e accompagnarti con calma. Fino al momento in cui il dolore non c’è più.

Cos’è l’endodonzia (e perché è anche la “devitalizzazione”)

L’endodonzia è la branca dell’odontoiatria che si occupa della parte interna del dente: la polpa dentale e i canali radicolari che scorrono all’interno delle radici. La polpa dentale è un tessuto vivo composto da nervi e vasi sanguigni. Vive racchiusa nella camera pulpare al centro della corona. Da lì si dirama nei canali, fino alla punta della radice. Quando è sana, ti permette di sentire caldo e freddo. Quando si ammala diventa la sede di un dolore intenso e ostinato. Le cause più comuni? Una carie profonda, un trauma o una vecchia otturazione che si è infiltrata.

Per fermare l’infiammazione e tenere il dente in arcata si interviene con la terapia canalare. Si entra nella camera pulpare. Si rimuove la polpa malata. Si puliscono e si disinfettano i canali che verranno infine sigillati tridimensionalmente con un materiale inerte (guttaperca). Alla fine il dente non ha più tessuto vivo all’interno: per questo la procedura viene chiamata anche devitalizzazione. Sono nomi diversi per la stessa cura: endodonzia, terapia canalare, cura canalare, devitalizzazione, trattamento endodontico.

Quando serve devitalizzare un dente

Le situazioni in cui ti raccomandiamo un trattamento endodontico sono quasi sempre riconducibili a queste cause. Capire la causa è il primo passo per impostare correttamente il piano di cura.

Carie profonde non trattate per tempo. È la causa di gran lunga più frequente. La carie inizia in superficie sullo smalto. Prosegue nella dentina. Se non viene fermata in tempo arriva fino alla polpa. Da quel momento i batteri colonizzano la camera pulpare e l’infiammazione diventa irreversibile. Per questo insistiamo sui controlli periodici e sui trattamenti precoci di odontoiatria conservativa. Più piccola è la carie quando interveniamo, meno spesso il dente avrà bisogno di una devitalizzazione.

Traumi al dente. Una caduta in bici, un incidente, un colpo durante l’attività sportiva possono fratturare il dente o lesionare la polpa. Anche senza che ci sia una carie. A volte il danno emerge subito, a volte si manifesta a distanza di mesi con un dolore “che non si capisce”.

Pulpiti irreversibili e necrosi pulpare. Quando si parla di pulpite si sta indicando una infiammazione acuta e dolorosissima di una polpa ancora viva ma infiammata in modo irreversibile e che va dunque rimossa dal dente. Nel caso in cui la polpa sia morta in modo lento e progressivo e magari senza dare dolori acuti ma solo fastidi a masticare su quel dente, allora si parla di necrosi della polpa. Se la polpa non è più viva, cioè ben irrorata dal sangue, diventa materiale inerte che degenera e va in putrefazione e dà origine a un processo infettivo/infiammatorio acuto (ascesso) o cronico (granuloma).

Complicanze di parodontite avanzata. Quando la malattia parodontale grave arriva a causare tasche ossee così profonde da raggiungere l’apice di un dente, la polpa può venire invasa dai batteri e si ha allora anche una lesione endodontica oltre che parodontale. Sono casi più rari, ma che può capitare di osservare nei pazienti che seguiamo per malattia delle gengive e parodontite. I denti che presentano questa duplice grave lesione (parodontale ed endodontica) non sempre sono recuperabili.

Vecchie capsule o vecchie otturazioni infiltrate. A volte è il “vecchio” lavoro sul dente che, con gli anni, si è deteriorato e non ha tenuto protetto il dente che si è così gravemente cariato sotto al vecchio restauro.

I sintomi da non sottovalutare sono riconoscibili: dolore continuo non legato a uno stimolo preciso, sensibilità prolungata a caldo o freddo che non passa, dolore alla masticazione, gonfiore o fistola gengivale, dente diventato grigiastro rispetto agli altri. Se ne riconosci anche uno solo, vieni a farti vedere. Non aspettare che il dolore “passi da solo”.

Come si svolge il trattamento endodontico nel nostro studio

Il modo in cui eseguiamo una terapia canalare è cambiato molto rispetto a vent’anni fa. Per questo, oggi, un trattamento ben fatto può durare per tutta la vita. Ti raccontiamo i passaggi nell’ordine in cui li affronterai con noi. Di solito ci servono una o due sedute, a seconda dei canali del dente: un incisivo ne ha uno, un premolare uno o due, un molare anche tre o quattro.

  1. Anestesia locale e isolamento con diga di gomma. Lavoriamo sempre con la diga. È il foglietto di gomma che vedi spesso nelle foto. Isola il dente dal resto della bocca e ci garantisce un campo operatorio ben isolato dal resto della bocca e dalla saliva. Dà anche un maggior confort al paziente durante le cure.
  2. Apertura della camera pulpare. Accediamo all’interno del dente per raggiungere la polpa.
  3. Strumentazione meccanica dei canali. Usiamo strumenti rotanti in lega NiTi (nichel-titanio). Sono molto più flessibili e precisi di quelli manuali di un tempo. Con loro rimuoviamo il tessuto pulpare malato, allargando e sagomando i canali per tutta la loro lunghezza.
  4. Disinfezione con ipoclorito di sodio e laser a diodi. Dopo la pulizia meccanica entra in gioco la disinfezione chimica. Nello studio usiamo l’ipoclorito di sodio insieme al laser a diodi. Il laser esercita un’azione battericida profonda dentro i canali. Raggiunge zone che gli strumenti meccanici non possono pulire.
  5. Rilevamento elettronico dell’apice. Serve per conoscere la lunghezza esatta di ogni canale (al millimetro fa molta differenza). Per questo usiamo un rilevatore elettronico di apice: una piccola apparecchiatura che ci guida man mano che scendiamo nel canale fino al suo apice.
  6. Otturazione canalare con guttaperca. Una volta puliti e disinfettati, sigilliamo i canali in modo tridimensionale. Lo facciamo con guttaperca (un materiale plastico biocompatibile) e cemento sigillante. L’obiettivo è non lasciare alcuno spazio vuoto che possa essere ricolonizzato da flora batterica.
  7. Ricostruzione della corona. Dopo la cura e sigillatura dei canali, il dente va ricostruito esternamente. Nei casi più semplici basta un’otturazione in composito. Quando la perdita di sostanza è importante, soprattutto sui molari, che sopportano carichi elevati, ti consigliamo una corona protesica per evitare fratture future. Per capire come ragioniamo sulle ricostruzioni, leggi la pagina su protesi fisse, corone e ponti dentali.

In presenza di granulomi, è bene fare controlli radiologici a distanza nel tempo per monitorare i processi di guarigione dell’osso. È uno dei motivi per cui ci teniamo ai controlli periodici che concordiamo e cadenziamo in accordo con ogni singolo paziente in base ai problemi che ha avuto.

La paura della devitalizzazione: parliamone

Per moltissimi pazienti l’endodonzia è ancora legata all’immagine del “dolore terribile” tramandato da padri e nonni. La realtà clinica è molto diversa. Con un’anestesia ben gestita, una diga ben posizionata e strumenti moderni, una devitalizzazione è oggi un trattamento volto a toglierti il dolore e non a procurartene!

Il dolore vero, quello che ti porta da noi, è quello prima del trattamento (non durante).

Solo quando un dente è estremamente infiammato è più difficile riuscire ad anestetizzarlo. Ecco perché noi caldeggiamo i controlli periodici e le cure precoci. Infatti, quando ci arrivi in studio con un ascesso o una pulpite, riuscire a curarti è decisamente più faticoso per noi e per te!

Sappiamo però che le tue fantasie pesano sulle tue decisioni.

Ma chi entra in studio dolorante e con la paura ne esce senza più il dolore e spesso anche senza più tutta quella paura paralizzante. Il paziente infatti realizza che, con calma e pazienza e abilità, il dentista è riuscito a curarlo! Comunque, se vediamo un paziente particolarmente teso, gli proponiamo la sedazione cosciente al protossido di azoto. È un gas inerte che si inala attraverso una mascherina nasale. Ti rilassa profondamente, lasciandoti collaborativo e perfettamente cosciente. È adatto a chi ha una soglia del dolore particolarmente bassa, a chi ha vissuto brutte esperienze in passato, e anche ai pazienti con riflesso del vomito accentuato. Se vuoi capire meglio come funziona, c’è la pagina dedicata alla sedazione cosciente al protossido di azoto.

Quanto dura un dente devitalizzato (e come prendersene cura)

Un dente trattato endodonticamente bene può durare per tutta la vita. Le condizioni perché questo accada sono tre. Una sigillatura canalare eseguita a regola d’arte. Una ricostruzione coronale solida, ed una eventuale corona protesica nei casi che la richiedono. Una corretta manutenzione domiciliare e regolari controlli presso il tuo dentista nel tempo.

Nei due o tre giorni successivi al trattamento potrebbe esserci un fastidio lieve alla masticazione. Se necessario si ricorre a un comune antinfiammatorio (FANS), ma la sensibilità del dente infiammato che è stato curato tende spontaneamente a ridursi gradualmente. Ti raccomandiamo di evitare cibi duri dal lato del dente curato finché la ricostruzione definitiva non è completata. E di non saltare le sedute di igiene dentale e pulizia professionale che programmiamo insieme.

Il dente devitalizzato è certamente più fragile rispetto ad un dente integro e irrorato dalla sua polpa. Per questo spesso lo si protegge con ricostruzioni di tipo protesico (intarsi o corone). Va accudito nel tempo con maggior attenzione di un dente che non abbia subito trattamenti: la sua manutenzione nel tempo è il segreto per la durata del lavoro.

Quando l’endodonzia non basta: le alternative

Non tutti i denti possono essere salvati con una terapia canalare. Ti diciamo con franchezza che la devitalizzazione non può risolvere in tre casi:

Quando vi è una frattura radicolare verticale.

Quando il parodonto è talmente compromesso che il dente è mobile.

Quando si è in presenza di riassorbimento radicolare avanzato.

L’unica soluzione, in queste situazioni, è l’estrazione seguita da una soluzione protesica. Quasi sempre si tratta di un’implantologia computer-guidata, che ricostruisce dente e radice come fossero originali. Ne parliamo nel dettaglio nella pagina dedicata all’implantologia dentale a Torino.

In tutti gli altri casi, la nostra preferenza va sempre al dente naturale. Anche un dente curato in modo conservativo, per il resto della vita, resta migliore. Biologicamente e funzionalmente. Meglio di qualsiasi soluzione protesica.

Domande frequenti sull’endodonzia a Torino

Durante il trattamento no. L’anestesia locale, ben gestita, garantisce che tu non senta dolore. Nei due-tre giorni successivi è normale avvertire un fastidio lieve alla masticazione. Si controlla con un comune antinfiammatorio. Se sei particolarmente ansioso, valutiamo insieme la sedazione cosciente per affrontare la seduta con tranquillità.

Tutta la vita, se la terapia canalare è eseguita correttamente, la ricostruzione coronale è adeguata e l’igiene quotidiana è accurata. I controlli periodici e le radiografie di verifica a 6 e 12 mesi dal trattamento aiutano a intercettare per tempo eventuali complicanze.

Sono sinonimi clinici. Indicano lo stesso trattamento. “Endodonzia” è il nome della branca specialistica. “Devitalizzazione” e “terapia canalare” sono le definizioni con cui si descrive la procedura. I tuoi medici li useranno in modo intercambiabile.

Perché un dente devitalizzato è più fragile di un dente vivo. Nei casi in cui ha perso molto tessuto, soprattutto sui molari, la corona protesica lo protegge dalle fratture distribuendo in modo uniforme i carichi masticatori. Sui denti anteriori ben preservati spesso basta un’otturazione in composito.

Il costo dipende dal numero di canali, dalla complessità del dente e dagli eventuali ostacoli o difficoltà che il dente presenta. Ti diamo un preventivo personalizzato dopo la visita diagnostica. La spesa è detraibile al 19% nei limiti di legge.

Si rischiano dolori molto forti (pulpite o ascesso). All’infiammazione della polpa si aggiunge nel tempo anche l’infezione. Può svilupparsi quindi un ascesso o un granuloma apicale. Nei casi di infiammazione cronica della polpa, che se trascurata può portare alla perdita del dente. L’infezione causata da un dente infetto, inoltre, può propagarsi non solo all’osso circostante ma anche a livello sistemico. Intervenire per tempo è quasi sempre la differenza fra salvare il dente e doverlo estrarre. Tra dolori domabili e dolori insopportabili: meglio non trascurare e provvedere alle cure necessarie.

Prenota una visita di valutazione endodontica

Se hai un dolore che non passa, un dente sensibile da settimane o sospetti di avere bisogno di una devitalizzazione, vieni a farti vedere senza aspettare. In visita valutiamo lo stato del dente con un esame clinico e una radiografia. Ti spieghiamo se serve davvero un trattamento endodontico o se possiamo intervenire in modo più conservativo. Poi ti diamo un preventivo trasparente prima di iniziare qualsiasi cosa. Lo studio è in Via Fréjus 17 a Torino, ben servito dai bus 9, 16, 55, 68 e a pochi minuti dalla fermata metro Racconigi.

Puoi prenotare la visita di valutazione direttamente dalla pagina della prima visita, chiamarci allo 011 4335450 o scriverci su WhatsApp al 337 1215362. Ti accogliamo con la stessa attenzione con cui curiamo i nostri pazienti da oltre trent’anni, in un ambiente sereno pensato per farti sentire a casa.

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