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Riabilitazioni

Protesi dentali a Torino: soluzioni fisse, mobili e su impianti

Dopo la perdita di uno o più denti, la struttura della bocca si modifica. Sostituire i denti naturali con elementi artificiali serve a limitarne le conseguenze e a ripristinare le funzioni orali in caso di edentulia parziale o totale (la perdita di alcuni denti o dell’arcata intera).

Lo Studio Dentistico QVB è a Torino da oltre trent’anni ed è guidato dal dottor Luigi Vucci, esperto di protesi dentaria, e dalla dottoressa Claudia Bittante. Lavoriamo in odontoiatria da oltre trentacinque anni e seguiamo pazienti dai 4 ai 94 anni. La protesi è una delle nostre competenze, insieme a chirurgia, implantologia, conservativa, endodonzia e gnatologia.

Cosa sono le protesi dentali

Una protesi dentale sostituisce i denti che non ci sono più e aiuta a ripristinare le funzioni che la bocca ha perso. La masticazione è la più evidente; altre funzioni importanti sono la deglutizione e la possibilità di offrire ai muscoli masticatori un appoggio stabile e ripetibile. Anche l’articolazione della mandibola lavora meglio quando l’arcata è completa.

Sotto la stessa definizione rientrano dispositivi molto diversi fra loro: le protesi fisse si cementano sui denti che restano e non vengono rimosse dal paziente (faccette, corone, ponti); le mobili si rimuovono ogni giorno per l’igiene; le protesi su impianti si ancorano a radici artificiali inserite nell’osso. Quando sostituiscono un’intera arcata in modo fisso prendono il nome di all on four o all on six, dal numero di impianti che le sostengono.

Quando servono: i segnali da non sottovalutare

Il caso più evidente è la perdita di uno o più denti. Dopo un’estrazione la bocca tende a modificarsi e una riabilitazione serve anche a limitare questi cambiamenti nel tempo.

C’è poi chi ha già una protesi ma non ne è più soddisfatto, per come funziona o per come appare. Intervenire su un lavoro precedente per migliorarne estetica e funzionalità è un motivo valido quanto sostituire un dente perso.

I denti indeboliti dalla carie, quelli devitalizzati o compromessi da otturazioni estese possono essere più esposti al rischio di frattura sotto carico. In questi casi una corona li ricopre prima che succeda.

Le fratture completano il quadro, sia quando derivano da un trauma acuto sia quando sono legate a un traumatismo cronico.

Anche l’estetica del sorriso fa parte della riabilitazione, insieme al recupero della funzione masticatoria.

Protesi fisse, mobili o su impianti: come si sceglie

La domanda arriva spesso così: «meglio il fisso o il mobile?». Non c’è una risposta unica, perché è il punto di partenza a cambiare la valutazione.

Se porti già una dentiera, la possibilità di passare a una soluzione fissa si valuta con le radiografie: verifichiamo se l’osso permette di inserire quattro o sei impianti e di costruire sopra una protesi totale fissa.

Se hai ancora i tuoi denti, il ragionamento è diverso: valutiamo quali possono essere recuperati, curati e utilizzati per dare supporto alla protesi. Conservare un dente quando è possibile significa avere un elemento in meno da sostituire.

Se invece porti già una protesi parziale rimovibile, la stabilità non sempre può essere migliorata. In alcune situazioni può però essere ottimizzata inserendo nell’osso uno o più impianti, quando quantità e qualità dell’osso lo consentono.

C’è poi un caso in cui il fisso su impianto può non essere la scelta preferibile: quando i denti attigui allo spazio vuoto sono già devitalizzati o hanno subito cure estese. In queste situazioni un ponte tradizionale può restare una soluzione indicata, perché utilizzarli come pilastri può consentire di rimandare l’impianto a un’età più avanzata.

Nella scelta consideriamo insieme il caso clinico, l’età e le aspettative di spesa.

Protesi fissa su impianti realizzata in laboratorio odontotecnico

Protesi fisse: una soluzione stabile e integrata

Fissa significa che il dispositivo viene cementato e resta in bocca: non viene rimosso dal paziente la sera e, per toglierlo, è necessario tagliarlo e costruirne un altro.

In questa famiglia rientrano soluzioni di dimensioni molto diverse. La corona ricopre un dente per intero ed è indicata sui denti devitalizzati, fratturati o indeboliti da otturazioni estese. Il ponte sostituisce i denti mancanti appoggiandosi ai denti vicini o agli impianti; fra i ponti c’è anche il Maryland Bridge, con denti supportati da una struttura metallica. Rientrano nelle protesi fisse anche le faccette e, all’estremo opposto, la protesi totale d’arcata sostenuta da quattro impianti, con struttura in titanio ed elementi in resina, oppure in zirconio con denti ceramizzati.

La stabilità di una protesi fissa ha un valore funzionale e può ridurre il disagio legato all’edentulia.

Protesi mobili o combinate: quando l’osso o il budget guidano la scelta

Mobile significa che la protesi viene rimossa ogni giorno per pulire il dispositivo e la bocca. Le tipologie sono quattro.

Le scheletrate in resina con ganci si ancorano ai denti ancora sani e coprono il tratto di arcata rimasto scoperto; le scheletrate con attacchi si agganciano a corone cementate sui denti residui, evitando ganci a vista. Le totali mobili sono le comuni dentiere, mentre le overdenture si appoggiano a radici naturali recuperate oppure a impianti.

Le protesi combinate uniscono una parte fissa e una rimovibile e sono indicate quando i denti mancanti si trovano nell’area posteriore della bocca, nella zona di molari e premolari, e l’osso mascellare o mandibolare non consente di realizzare una protesi fissa.

La protesi mobile non va considerata un «ripiego»: soprattutto nei pazienti non più giovani può rappresentare un buon compromesso fra funzionalità, estetica e costi. La scelta dipende dal caso, dall’età del paziente e dalle sue aspettative di spesa. Le protesi parziali fissate a perni artificiali hanno anche un vantaggio nel tempo: di norma non compromettono la salute dei denti residui.

La stabilità di una protesi mobile può essere migliorata con interventi mini-invasivi, che possono essere valutati anche nei pazienti molto sensibili e negli anziani. In studio curiamo persone fino a 94 anni.

Protesi su impianti: stabilità e sostegno implantare

Quando il dente non c’è più, al posto della radice si inserisce una vite in lega di titanio che sostiene il dente artificiale: è questo l’impianto, una radice artificiale e non un dente nuovo.

L’osteointegrazione avviene gradualmente: le cellule dell’osso ripopolano la superficie della vite fino a creare un’unione stabile fra impianto e osso.

Su questa base si possono costruire due soluzioni diverse: una corona sostenuta dall’impianto, e in questo caso la protesi è fissa, oppure un aggancio su cui si applica una protesi rimovibile che sostituisce più denti.

Per rifare un’arcata intera in modo fisso servono almeno quattro o sei impianti distribuiti lungo l’osso: sono le configurazioni che sentirai chiamare all on four e all on six.

Il carico immediato: una protesi provvisoria in tempi brevi

Privilegiamo il carico immediato, che consente di applicare rapidamente una protesi provvisoria: in meno di 24 ore la protesi viene montata sugli impianti, senza attendere la guarigione dei tessuti. È una soluzione provvisoria, quindi il percorso non si conclude qui, ma nel frattempo permette di masticare e di avere i denti al loro posto.

In una zona edentula, dove i denti non ci sono più, l’implantologia serve a recuperare il benessere fisico e relazionale del paziente, restituendo anche il sorriso e una maggiore sicurezza nella vita quotidiana.

Materiali, tecnologie e laboratorio odontotecnico

Una protesi viene progettata dal dentista e costruita dall’odontotecnico. Collaboriamo con gli stessi laboratori da oltre trent’anni: una collaborazione che è cresciuta nel tempo insieme all’evoluzione delle loro attrezzature.

Sulla durata di una protesi incidono anche il modo in cui viene progettata ed eseguita in studio e il modo in cui viene realizzata dall’odontotecnico.

I materiali cambiano in base al tipo di lavoro: per le arcate complete su impianti si utilizzano titanio con elementi in resina oppure zirconio con denti ceramizzati; per le faccette la scelta è fra ceramica e composito.

L’impronta è uno degli ambiti in cui il digitale ha cambiato maggiormente il percorso: lo scanner intraorale permette di rilevarla senza i classici materiali da impronta, mentre un software ricostruisce il modello tridimensionale delle arcate. Su quel modello il laboratorio odontotecnico realizza i dispositivi protesici e ortodontici. La diagnostica digitale viene utilizzata anche in chirurgia implantare.

Il percorso clinico passo dopo passo

Il percorso parte dalla documentazione radiografica: dalla lastra panoramica alla TAC, gli esami servono a conoscere l’anatomia dell’osso, a misurarne larghezza e altezza e a valutarne la qualità. Su un osso stretto o di qualità scarsa le possibilità non sono le stesse che su un osso abbondante.

Da queste immagini si definisce la scelta del dispositivo. Dopo una valutazione attenta, il dentista indica l’impianto adatto al caso, perché forma e misure dipendono da ciò che la TAC ha mostrato.

Si valutano poi i denti che restano. Nelle protesi combinate, composte da una parte fissa e una rimovibile, prepariamo i denti residui: le carie vengono curate e i denti limati per poter realizzare le corone. Solo a quel punto la parte rimovibile si aggancia con micro-attacchi di precisione. Da come i denti residui vengono recuperati e curati dipende il supporto che potranno dare alla protesi.

L’impronta viene rilevata con lo scanner intraorale oppure con i materiali tradizionali, e il dispositivo nasce su quel modello.

Manutenzione e durata nel tempo

La consegna della protesi non chiude il percorso. Negli anni il dispositivo si usura e la bocca cambia, perché si modificano l’osso, le gengive e la condizione dei denti rimasti. Per questo le protesi vanno controllate e registrate con regolarità: registrare significa rimettere in accordo un dispositivo che non cambia con una bocca che continua a cambiare. Le rimovibili possono inoltre aver bisogno di ribasature per tornare ad appoggiare correttamente.

Nell’igiene quotidiana il tipo di protesi fa la differenza. Con le fisse su denti naturali o su impianti, comprese all on four e all on six, servono lo scovolino e il filo interdentale e bisogna saperli usare correttamente. L’igiene quotidiana è la parte che gestisci in autonomia, e imparare a usare questi strumenti fa parte del percorso.

Fra i problemi che possono presentarsi ci sono le perimplantiti, cioè l’infiammazione dei tessuti intorno agli impianti. Le visite periodiche servono anche a rilevarle, intercettarle e trattarle, anche se non sempre è possibile risolverle.

Anche quando non avverti particolari problemi, una pulizia professionale è un momento utile per ricevere indicazioni sull’igiene e fare un controllo. È un investimento sulla protesi che hai in bocca.

Domande frequenti sulle protesi dentali

Non c’è una durata uguale per tutti, perché ogni situazione e ogni paziente sono un caso a sé. Sulla durata incidono diversi fattori: la situazione di partenza, il modo in cui la protesi è stata progettata ed eseguita dall’odontoiatra, come l’ha costruita l’odontotecnico, il tipo di masticazione, i materiali scelti, l’uso e la manutenzione quotidiana e la regolarità con cui viene controllata e registrata.

È una delle domande che riceviamo più spesso, ma posta così è poco utile dal punto di vista clinico: una dentiera mobile e un impianto fisso non sono due versioni della stessa soluzione e non sono direttamente equiparabili, perché la prima appoggia sulla gengiva mentre l’impianto è inserito nell’osso.

C’è poi un equivoco da chiarire: inserire un impianto fisso non elimina automaticamente la necessità di una dentiera. Per sostituire una totale rimovibile con una soluzione fissa servono quattro o sei impianti e una riabilitazione d’arcata, quella che sentirai chiamare all on four o all on six.

Dipende dal punto di partenza. Le situazioni principali sono tre: se porti una dentiera si valuta se l’osso consente di inserire quattro o sei impianti; se hai ancora denti naturali si verifica quali possono essere recuperati e curati per diventare un supporto; se porti una parziale rimovibile si valuta se degli impianti possono renderla più stabile. Sono situazioni complesse: per questo suggeriamo di dedicare tempo a una visita e alle indagini radiologiche necessarie prima di decidere.

Dipende soprattutto dalla stabilità. Una dentiera totale si mantiene con l’«effetto ventosa», cioè l’aderenza alla gengiva, e un cibo duro può creare un gioco di leva che fa perdere aderenza e mobilizza la protesi. Le rimovibili con agganci fissi sugli impianti si comportano diversamente: anche una totale che porta dodici denti resta decisamente stabile durante la masticazione.

La differenza principale riguarda la radice. Il perno, che sentirai chiamare anche «perno moncone» o perno intracanalare, si inserisce nella radice naturale di un dente molto compromesso di cui resta ancora una radice valida. È una strategia di recupero, sopra la quale si ricostruisce la corona protesica, la cosiddetta «capsula». L’impianto si inserisce invece quando il dente non c’è più: perno se resta una radice valida da recuperare, impianto quando non c’è più una radice utilizzabile.

Con il carico immediato la protesi provvisoria viene montata sugli impianti in meno di 24 ore. Per gli altri percorsi, invece, i tempi vengono definiti durante la visita, dopo le indagini radiologiche necessarie.

Sì. Per le protesi fisse, quando è necessario rimuoverle, il dispositivo cementato viene tagliato e sostituito. La nuova protesi può correggere problemi del lavoro precedente oppure adattarsi a una situazione della bocca o a esigenze che nel frattempo sono cambiate. I controlli periodici servono anche a rilevare per tempo eventuali problemi e, quando possibile, a risolverli prima che coinvolgano l’intero lavoro.

Prenota una visita di valutazione

La visita serve a capire da dove si parte: guardiamo la bocca, valutiamo quali denti possono ancora essere mantenuti e quanto osso è disponibile, completando il quadro con le indagini radiologiche necessarie. È il modo per ragionare insieme sulla soluzione adatta alla situazione, invece di scegliere in astratto.

Lo Studio Dentistico QVB è in Via Fréjus 17, a Torino. Siamo aperti dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 19 e il venerdì dalle 9 alle 17. Puoi chiamarci allo 011 4335450 oppure scriverci su WhatsApp al 337 1215362.

Se arrivi con i mezzi, in zona fermano le linee 9, 16, 55 e 68 e la metropolitana alla fermata Racconigi.

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